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Covid-19 Sostegno Psicologico

Covid-19 Sostegno Psicologico

Società  Italiana di Psicologia dell’Emergenza (Sipem)

Pronto Psy Fvg - Servizio Gratuito di Supporto Psicologico

Chi avesse bisogno di un colloquio per problemi collegati alla pandemia da  Covid-19, può chiamare il numero +39 351 6144356 oppure inviare una mail a sipemfvg.privacy@gmail.com

Si può beneficiare fino a tre colloqui telefonici gratuiti con un operatore psicoterapeuta della Società Italiana di Psicologia dell’Emergenza (Sipem) del  Friuli Venezia Giulia che vi contatterà entro 24 ore dalla vostra chiamata.


Semele e la curiosità: Covid psichico e vicinanza distanziata

"La valanga di dati rende obsoleto il metodo scientifico"
S. Morini, Congresso Bion 2020, Intuición, Barcelona.

Si racconta che Semele, innamorata di Zeus, avesse chiesto al dio di farsi vedere in tutta la sua grandezza e potenza. Zeus aveva cercato di dissuaderla perché nessun umano può vedere un dio per come è in realtà. La conoscenza della divinità  - il sapere, “O” - non può essere tollerato dalla mente umana. Dobbiamo accontentarci di attimi di conoscenza. Semele infatti, davanti alla grandiosità di Zeus, rimarrà incenerita.

Questo lavoro parla dell'impossibilità della Conoscenza  - “‘Conoscenza’ non ha alcun significato” afferma Bion (1991,p.269) - e di quel tendere a K, dove il livello di conoscenza cambia continuamente nella misura in cui ci si avvicina alla verità, ma  senza poter mai raggiungere “O”, la Verità Ultima. Così "nessuna strategia può abbracciare la sostanza liquida dell'esistenza, che sfugge da ogni parte e si ritrova e si separa, ghiaccia ed evapora, piove, piange e disseta " (Lodoli, 2019, p. 40). Così io qui porto la mia confusione, il mio non sapere, il non capire.

“Sento che in questo periodo sono rimasta blindata"
Così si esprime una collega, su zoom, ad aprile 2020.
Anche io mi sono sentita così, mi accorgo che la mia blindatura riguarda la mia creatività. È così immensa la mole di emozioni mie, dei miei pazienti, degli amici, dei familiari, di associazioni mentali che improvvisamente invadono la mia mente, che non sarò mai in grado di raccoglierle e sistematizzarle. E forse non devono essere sistematizzate perché il loro effetto di confusione potrebbe proprio essere il fondamento per una nuova generatività del pensiero. Sento di fare l'esperienza di essere in contatto con una sorta di caos emotivo primigenio. 
Se, analista, paziente e gruppo sono davanti ad un mostro comune, come si possono rispettare le indicazioni di Morpurgo, (Ferruta, 2020,203): “la mente dell'analista tende a scomparire” per dare all’altro “ l’opportunità di essere colto sgomberando la mente dagli oggetti del suo1 quotidiano”.
Ma se questi oggetti sono concreti come una  mascherina che occlude, amputa una parte del volto, e nella stanza di analisi ci si deve, entrambi,   disinfettare le mani, mettersi le soprascarpe, distendersi  sul  lettino "protetto" da un telo di carta2?. Certo, tutti ci siamo resi conto di come questo fosse necessario, ma non possiamo impedire le fantasie nostre e dei nostri pazienti! Non esiste nessuna legge, per ora, che impedisca e vieti le fantasie.
Del resto è la prima volta che nel mondo, tecnologicamente avanzato, si sta facendo l'esperienza di una pandemia.
Posso dire che mi sto misurando con l’universo multidimensionale (Matte Blanco,1975,461).  Per me entusiasmo, capacità intuitiva e creatività, vanno di pari passo
Vorrei dunque cercare di  descrivere il caos vissuto in questo tempo3, un caos che so non essere ancora finito. Una situazione emotiva confusa che sta al fondo dell’animo umano e che, a causa di un evento traumatico, questa pandemia, è riemersa chiedendo di essere elaborata in qualche maniera.
Dobbiamo imparare a tollerare il conflitto che si è creato tra bisogno di protezione e di libertà, tra salute fisica e psichica. Tra salvare la pelle o salvare la mente. Questi aspetti sono stati messi in competizione e io ho sentito il dolore mentale che, il tentare di vivere questa incompatibilità, mi causava. Il parlarne sarà necessariamente caratterizzato dal disordinato tentativo di tenere assieme concetti non del tutto digeriti. Perché credo si debba avere la consapevolezza che nulla ancora si è chiarito, che siamo nel pieno di un trauma che non si è risolto. Solo la capacità di stare, vivere, godere ugualmente delle relazioni umane, anche con i nostri pazienti, in questa incertezza, potrà trasformare l’ esperienza della pandemia in una opportunità.

La paura che si sta vivendo è  qualcosa di esterno o di interno? Il virus sta fuori o dentro?
La quotidianità è piena di persecuzione.  Darò un nome: Covid psichico4. Se il Covid uccide attraverso una malattia nel corpo, il  Covid psichico può “uccidere” nella mente. Ad esempio la capacità, indispensabile all'analista, di mettere da parte i propri oggetti della quotidianità per lasciar spazio al paziente.
Come posso sgomberare la mente dalla quotidianità di mascherine, disinfettanti, saponi?
La mia ansia è palpabile. Nei primi giorni sento con forza la paura di ammalarmi e morire soffocata. Una paziente riesce a dirmi: "dottoressa, sento che lei è diversa. Lei mi ascolta in silenzio come sempre, ma il suo parlarmi è troppo" e per troppo non intende una maggior quantità di parole, ma la qualità, ansiosa, delle mie parole.
Capisco che ciò che sto facendo con i pazienti via skype potrebbe assomigliare al mare  dove iniziare un viaggio senza confini in cui l'esito è incerto (Ferenczi, 1924,266). Contemporaneamente credo che, nonostante la penosa chiusura in casa, ci possiamo sentire reciprocamente vivi in base alla relazione analitica che continua, comunque,  grazie alla tecnologia.
Capisco così che devo "nutrirmi", riprendere le mie forze psichiche. Nel mio lockdown mentale, il virus psichico mi toglie il respiro vitale della mente. Sento di aver bisogno dell'ossigeno della relazione. E penso che questo sia un bisogno condiviso.
Vaccinarmi con un vaccino psichico. Il Covid ci ha rammentato che si ha bisogno di un gruppo e di una appartenenza: c'è un bene comune da difendere che è quello delle relazioni umane, della vicinanza emotiva, della condivisione del proprio dolore e delle proprie paure. Che la nostra umanità, con il lockdown, rischia di essere messa in pericolo ugualmente alla nostra vita biologica. E la tecnologia è una sorta di male minore e di bene il maggiore possibile.
Come il dolce pasquale fatto da mia nonna con i fagioli durante la guerra. Buonissimo! Ma finita la guerra nessuno l’ha più fatto. Si sono preferite noci e canditi! Credo che, analogamente, l’esperienza su skype sia necessaria e gustosa in quanto non c’è altro cibo.

Non basta chiedersi, “Io chi sono?”, ma anche “Io a chi appartengo?”(Margherita, 2021).
“The answer is blowin' in the wind5.".  
Penso che bisogna lasciare che il tempo faccia il suo corso.
Uso di proposito parole semplici, sento che la teoria ha le armi spuntate perché non conosce la verità sulle emozioni che tutti stiamo vivendo. Come dice Lodoli (2020,52) "parli sempre troppo difficile figlio mio, è il difetto di tutti voi che avete studiato tanto, non siete capaci di dire le cose così come sono, storte, belle, strane, semplici. Se si riuscisse a vedere le cose, metterle in colonna come queste carte, una dopo l'altra, allora forse si potrebbe anche venirne a capo, almeno fino a quando regge il filo che le tiene, perché il filo c’è, ma quello non si vede".

Ho iniziato a raccogliere alcuni sogni: miei, dei pazienti, dei gruppi. Durante il lockdown si è sognato tantissimo. Forse si è creato quel "raggio di intensa oscurità", auspicato prima da Freud6  e poi da Bion (1970,62)). Messi a tacere gli stimoli esterni si  possono  fare molte fantasie, nelle quali, a volte, sono contenute preziose intuizioni. Per la mistica ebraica, aver velato, nascosto, la Luce infinita di Dio non è un atto di nascondimento, ma di rivelazione che permette la creazione (Cusin A., 2019, 155). Quindi viene da chiedersi: con il “velare” le relazioni cosa potrebbe venire rivelato? Cosa di nuovo potrebbe “crearsi”? Il raggio di oscurità serve anche a fare silenzio, un silenzio/buio che, come dice una paziente, “è necessario  ma costringe a fare i conti con paure, sensi di colpa, angosce”. La realtà oggi, mai come ora, è un intreccio tra esterno ed interno, tra intrapsichico, interpsichico, intersoggettivo, transoggettivo, individuale, istituzionale e transumano (Margherita, 2021). Prodotto di un qualcosa che va oltre l'umano e riguarda il grande gruppo di cui siamo parte, qualcosa di più ampio che appartiene alla società ed ha una sua mente. Qualcosa che è umano, ma  si riempie di sociale, istituzionale, politico, antropologico, biologico, fisico, psicologico. Un trasumano contagiato dal virus!

A inizio lockdown sogno di essere in una via di Trieste, piena di gente, dove incontro un'amica che abbraccio, ma da cui mi stacco spaventata, perché mi accorgo che siamo tutti senza protezioni. Troppo vicini. 
Subito dopo però sogno che, nascostamente, mi trovo con mio marito per cercare un posto dove stare in intimità. È proibito e dobbiamo non farci vedere, ma tutto questo sembra essere molto eccitante.
Ecco come vedo oscillare la colpa e il desiderio. Come ci sia, nella mia mente,  un forte desiderio di intimità, un bisogno di contatto, di vicinanza che sembra spingere per forzare la blindatura. Sento il colpevole e trasgressivo desiderio di una vicinanza distanziata. Un saper mantenere la distanza fisica senza venire a far mancare la vicinanza emotiva.
Mi accorgo che il lavoro su Skype porta ugualmente ad una intimità con i pazienti che però si esprime in forme diverse. E utilizza diverse difese: mi colpisce, ad esempio,  il rumore di coltelli che sembrano scavare in qualcosa, come in una serratura per scardinarla. Il rumore non proviene né dalla stanza in cui è la paziente, né dalla mia. Proviene dalla "rete". Terzo che abita, e assiste, partecipando, alle sedute. Terzo che a volte improvvisamente, invade con la sua presenza. La Rete è un personaggio che entra nel setting. A questo rumore forte e invasivo, chiaramente un disturbo della rete, la mia fantasia cerca di dare un senso...

[Chi fosse interessato a continuare a leggere questo lavoro lo può trovare sulla rivista Koinos, gruppo e funzione analitica, n. 1/2021 anno IX – Ed. Alpes, Roma.]


1 Per “suo” si intende suo dell’analista.
2Io ho fatto portare ad ogni paziente un proprio telo per evitare sia il consumo, e lo spreco,  di carta che per rendere la stanza di analisi meno assimilabile ad uno studio medico.
3Queste note sono state scritte nell’estate 2020 e riviste a inizio primavera 2021. Le trovo comunque del tutto ancora attuali!
4So che ne hanno parlato, nello stesso periodo in cui io lo penso,  anche altri colleghi, in particolare segnalo Sarantis Thanopulos che lo ha definito in maniera analoga in un articolo su https://www.italiani.it/inerzia-il-virus-psichico-vero-e-proprio-ai-tempi-del-covid-19/ dd. 25/3/2020
5Famoso verso della canzone di Bob Dylan dove “Is blowin’in the wind” sembra voler dire che la risposta se ne va nel vento, aleggia nel vento, è portata dal vento quasi a segnalare una soluzione sospesa, perché non si sa se questa risposta verrà raccolta da qualcuno (Commento alla traduzione di Ermanno Tassi, in https://www.riflessioni.it/testi_canzoni/blowin-in-the-wind-bob-dylan.htm).
6 In una nota Grotstein segnala come Freud, scrivendo a Lous Andreas-Salomè, dice di “doversi accecare artificialmente per poter concentrare tutta la luce su un punto oscuro” (2007, p. 324).


Bibliografia

Bion (1970) , Attenzione e interpretazione, Armando, 1973, Roma.
Bion W.R. (1991), Cogitations,  Armando ed., Roma, 1996.
Cusin S. G. (2013), Sessualità e conoscenza, Frenis Zero ed., Lecce.
De Martino E.(2019), La fine del mondo. Contributo all’analisi delle apocalissi culturali, nuova edizione a cura di G. Charuty, D. Fabre e M Massenzio, Einaudi, Torino.
Ferenczi S. (1924), Thalassa. Saggio sulla teoria della genitalità,  in Opere,  vol. 3, Cortina, Milano, 1992.
Ferruta A. (2020), Vulnerabilità dell’analista, in Riv. Psiche, 1/2020, Il Mulino ed. Bologna.
Grotstein J.S. (2007), Un raggio di intensa oscurità, Raffaello Cortina ed., Milano, 2010.
Lodoli M. (2020) Il Preside,  Einaudi, Torino.
Lombardozzi A. (2020), La fine del mondo. Attualità di Ernesto De Martino, in Riv. Psiche, 1/2020, Il Mulino ed. Bologna.
Matte Blanco I. (1975), L’inconscio come insiemi infiniti, Einaudi, Torino, 2000.
Margherita G. (2012), L’insieme multistrato, Armando ed., Roma.
Margherita G. (2021), Il grande Gruppo, Franco Angeli ed. Milano.

Dott.ssa Ambra Cusin
Psicologa Psicoterapeuta Psicoanalista a Trieste (TS)

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