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Paure immotivate

Non esistono paure immotivate. Un motivo c’è sempre. Il problema è che non lo conosciamo e allora, per darcene una ragione, ci diciamo che non ci sono motivi per aver paura.

Innanzitutto sfatiamo il mito che non si debbano avere paure di sorta, che diventare adulti significhi non avere paure, che se siamo sani psichicamente non abbiamo più paura. Che la sicurezza va cercata fuori di noi, in leggi e garanzie adeguate: defribillatori in ogni dove, polizia, vigili, 118 sempre pronti ad intervenire, una buona politica, case sicure, impianti del gas perfetti, ecc., presidi questi certamente necessari e validi, ma mai totalmente.

La sicurezza vera è quella interiore, non quella esterna. La sicurezza esterna è solo un riflesso di quello che internamente siamo riusciti a costruire, anche a livello sociale con il contributo di tutti. Ovvero ciò che definiamo “bene comune”.

La paura ha una funzione importante nella mente umana nel senso che ci rende attenti ai nostri limiti, sottolinea le nostre naturali, sane e giuste debolezze e fragilità La paura è quel segnale di allarme che scatta per renderci attenti davanti ai pericoli, a quello che non conosciamo e che quindi al momento non sappiamo come affrontare. Interessante è osservare come il bambino piccolo davanti ai pericoli veri non ha paura: attraverserebbe una strada senza guardare con il rischio di finire sotto una macchina. Mentre ha paura della sua ombra, o, di notte, degli oggetti con cui gioca di giorno nella sua camera.

Così l’adulto, e poi in special modo l’anziano, hanno invece una grande paura di attraversare la strada e stanno molto attenti, mentre la notte dormono sereni nonostante il quadro della nonna Matilda, dallo sguardo arcigno, sul muro!

Eppure ci succede che a volte percepiamo in noi una paura senza senso, alla quale non sappiamo mettere parole, una inquietudine che non ci lascia scampo, un timore speciale senza che ci sia una ragione specifica: non ci è accaduto nulla, non abbiamo preoccupazioni di sorta, la nostra salute è ok, le cose al fondo ci stanno andando bene, magari siamo in vacanza ed ecco che l’angoscia ci attanaglia e ci rovina la serenità, magari faticosamente trovata.

Cosa sta succedendo?

Innanzitutto è inutile che ce lo ripetano - e che noi stessi ce lo diciamo - : “Non è nulla, non hai motivo di avere paura, stai tranquillo, non pensarci, non preoccuparti!” Sono  frasi di rassicurazione del tutto inutili che servono solo a far sentire, a chi le dice, che sta facendo qualcosa per noi. Ma sono frasi che ci fanno sentire soli e incompresi, oltre che ridicoli per la nostra paura che, invece è vera! La realtà è che davanti a queste paure ci sentiamo tutti impotenti. E ci farebbe bene riconoscerlo. Non è poi così vergognoso essere, a volte, impotenti…

Il “non preoccuparti… tutto va bene, non è successo niente!” mi ricorda alcune scene dei film americani catastrofici, dove avvengono tremendi terremoti, tutto crolla, tutto è distrutto, ci sono migliaia di morti, e un adulto dice così ad un bambino…!  Sarebbe meglio dirgli che è vero che stanno succedendo cose tremende, ma per ora siamo vivi, e ci impegneremo a vivere avanti affrontando insieme questa cosa...

La verità vale più di ogni altra rassicurazione…

Ma via via che aumenta la nostra conoscenza, via via che conquistiamo maggiori spazi di verità e di libertà, incredibilmente le paure possono aumentare. Eppure dovremmo sentirci più sicuri! Invece il processo di conoscenza, a cui tutti tendiamo, aumenta il nostro senso di responsabilità  e la percezione del nostro ruolo nel mondo. Così le nostre possibili “colpe” (tutti abbiamo delle colpe… è normale, se siamo capaci di prenderci delle responsabilità) possono aumentare. Proprio perché la conoscenza implica una dose necessaria di dolore mentale che dobbiamo imparare a tollerare.

Ma allora che fare? Dobbiamo vivere nell’incoscienza, nella deresponsabilizzazione per evitare le paure?

Non credo… abbiamo un asso nella manica: la capacità di sviluppare il coraggio, che è l’altra faccia della paura, è ciò che la equilibra, è quella dose di entusiasmo per la vita che ci fa andare avanti nonostante tutto. Perché, appunto, siamo vivi! Coraggio di essere intraprendenti, curiosi, desiderosi di conoscere, di cercare la verità, soprattutto e in primis su noi stessi, elastici, flessibili, capaci di adattarci al nuovo, al cambiamento che inevitabilmente spaventa. Quel coraggio del ragazzino fatto un pochino di incoscienza, smussata e temprata però dall’esperienza di vita.

Ma allora quali sono le ragioni nascoste delle nostre paure, così dette, immotivate?

Credo che queste paure abbiano a che fare con noi stessi, con le nostre fantasie, con qualcosa di noi che non siamo ancora in grado di pensare (i così detti “pensieri in attesa di un pensatore” – Bion - oppure “il conosciuto non pensato”- Bollas), al fondo qualcosa che abita in noi e che ancora non ha parole per manifestarsi, ma cerca di dirsi proprio con questa inquietudine profonda. E può accadere che ciò avvenga proprio in un periodo sereno della vita, proprio perché questo qualcosa, nella serenità, trova lo spazio per avvisarci di prenderci il tempo per noi. Non per una vacanza (vacuum), ma per un vuoto di impegni da dedicare alla conoscenza di noi stessi, che se anche non ce ne rendiamo conto, è un qualcosa che stiamo desiderando… proprio tramite quella paura strana. E questo vale ancora di più per gli adolescenti che andrebbero aiutati a comprendere come queste paure abbiano un senso, siano utili per crescere e che essere “forti, autosufficienti, sempre coraggiosi, onnipotenti,  cinici e menefreghisti” non ci porta da nessuna parte e non sconfigge le paure.

Quindi l’esperienza di questa inquietudine può essere una buona motivazione per iniziare un lavoro terapeutico ( e non il segno che siamo matti, che abbiamo una malattia psichiatrica). Grazie ad una terapia potremo cercare, dentro di noi, e non fuori, nella realtà esterna, la motivazione di queste paure che con la ragione siamo incapaci a dominare.

 

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Ultima modifica: 06/04/2016