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Desiderio di conoscenza di se stessi

Il bisogno di verità è un bisogno profondamente umano. Bion, uno psicoanalista inglese molto famoso, parla di pulsione di verità e del bisogno di conoscenza come istinti fondamentali al pari della pulsione libidica (quella di cui parla Freud, che viene considerata all’origine, al fondo, di tutti i nostri desideri).

Già Melanie Klein, psicoanalista inglese particolarmente orientata al lavoro con i bambini, anche molto piccoli, parla di pulsione epistemofilica, come di un bisogno di conoscere per sapere, al fondo originato dalla curiosità del bambino per l’interno del corpo della madre. Come nascono, nel ventre materno i bambini? Come possono formarsi e uscire? Sono domande a cui non basta rispondere con le scoperte scientifiche, con la logica, con i libriccini pure lodevoli su come nascono i bambini. Sono curiosità a cui dobbiamo rispondere con sentimenti ed emozioni, originate dalle profondità del nostro sentire e per questo molto difficili da organizzare in discorsi razionali e articolati.

Per questo in ognuno di noi c’è un bisogno di sapere. Bisogno che a volte “addormentiamo” per sentirci meno inquietati, turbati da una sorta di originalità creativa che ci sovviene, per esempio attraverso sogni, fantasie, immagini. A volte, ci diciamo, che è meglio non sapere nulla, che si vive più tranquilli. Per certi aspetti è vero, ma la fatica che facciamo per seppellire certi ricordi, immagini, fantasie ha un costo altissimo in quanto ci tiene distanti dalla scoperta di soluzioni originali per risolvere anche i problemi banali della quotidianità. Finiamo per vivere in maniera “meccanica”, abitudinaria, ripetendo le stesse cose quotidiane con il terrore della novità e dell’imprevisto. Rivendichiamo sicurezza (negli ambienti di lavoro, in famiglia, in casa, per strada, in auto), accusiamo altre persone, o fatti,  per gli imprevisti che inevitabilmente ci accadono. Eppure l’imprevisto, l’incertezza è parte della vita e le nostre soluzioni per affrontarli sono stimoli e  nutrimento per la nostra vitalità. L’imprevisto esisterà sempre, non possiamo avere il controllo su tutto. E’ un pensiero doloroso che dobbiamo saper fare per poter vivere sereni. Per questo un lavoro analitico permette, non di evitare i traumi della vita, ma di costruire una “mente antisismica” che sa far fronte ad essi senza andare in frantumi. Così un lavoro di conoscenza di sé stessi è un investimento per vivere intensamente la vita.

La nostra mente è in continuo sviluppo e cambiamento. Ogni esperienza della vita, bella o brutta che sia, la arricchisce e il nostro bagaglio si fa più consistente e complesso. Tutto si intreccia, si lega, acquista significati che possono avere un certo valore per noi e un valore diverso per gli altri. Da questo bagaglio possiamo e dobbiamo attingere per organizzare e vivere la nostra vita.

Apprendere dalle esperienze che facciamo è fondamentale per riuscire sia ad adattarsi via via ai mutamenti che la vita comporta, sia a ribellarci nei confronti delle cose che non condividiamo e che sentiamo profondamente in contrasto con i nostri valori diventando così persone attive, capaci di critica, consapevoli. E’ vero però che nel tempo i nostri valori, con le esperienze della vita, possono modificarsi, mutare anche completamente e il cambiare idea non è necessariamente un segno di debolezza.

Durante la vita possiamo, a qualsiasi età (quindi anche quando siamo molto giovani così come quando siamo anziani), sentire il bisogno di comprendere meglio noi stessi. Il bisogno di dare un senso a delle cose che ancora magari ci sembrano incomprensibili. E’ una esigenza profondamente umana che va ascoltata.

Purtroppo spesso crediamo che rivolgersi allo psicologo o allo psicoterapeuta sia un segno di malattia mentale, di debolezza, di incapacità di farcela da soli.

E’ un errore grandissimo!

Anzi sentire il bisogno di condividere i nostri dubbi con una figura specializzata nella comprensione della mente umana, può essere un primo importante segno di autonomia, di sviluppo di capacità emotive e intellettive e l’inizio di una evoluzione verso condizioni di vita e mentali migliori. Il cercare di fare da soli ci dà l’illusione dell’autonomia mentre in realtà ci porta verso chiusure, autocelebrazioni, narcisismi, autosufficienza, incapacità di condividere con gli altri, solitudine, solipsismi. La malattia mentale si genera appunto dalla fantasia di poter farcela da soli! Di non avere bisogno di nessuno. Questo è già, purtroppo,  un primo segno di disagio mentale.

Qualcuno ha invece “paura” di un incontro con lo psicologo. In realtà la paura è quella di incontrare se stessi e le proprie debolezze. L’illusione di essere forti e capaci è dura da sciogliere e rivolgersi ad un professionista richiede perciò una grande forza d’animo e il coraggio di guardare dentro se stessi…

Ma cosa si va a vedere?

La propria incapacità, vulnerabilità, le difficoltà che non riusciamo a superare, le invidie, gelosie, ansie, paure che sperimentiamo e cerchiamo di mascherare, ma che nel tempo ci stanno rendendo la vita impossibile e priva di soddisfazioni. Quindi è necessaria molta umiltà… Affrontare queste cose però ci rende assolutamente, e paradossalmente,  più forti ed efficienti.

A volte invece abbiamo una vita di grandi successi e soddisfazioni, tutto sembra andarci bene sul piano concreto, ma dentro di noi possiamo sentire delle stonature, magari ci accorgiamo di ricorrere ad eccessi (nel bere, nel fumare, nell’ ingurgitare cibo, nei fare continuamente spese anche inutili e viaggi senza riuscire a fermarci…) ecco che un lavoro terapeutico, in questi casi, ha lo scopo di darci un posto dove fermarci… riflettere, pensare, capire… ma non solo (questo a volte lo facciamo spontaneamente), ma “riuscire a sentire” quello che abbiamo capito. E’ qualcosa di molto diverso che non si riesce a spiegare a parole e che solo con un lavoro terapeutico acquisisce senso.

Al fondo andiamo dal terapeuta per conoscere qualcosa che ancora non sappiamo di noi stessi! Che è lì in attesa che noi lo si possa pensare… ma per farlo abbiamo bisogno dello psicoscopio…  ovvero di una visione binoculare, fatta da due occhi diversi: quello nostro e quello del terapeuta… così la nostra vita acquisirà tridimensionalità e spessore.

 

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Ultima modifica: 06/04/2016